Furba, come c'era d'aspettarsi, la nuova edizione 2007 del celebre Ballarò. In studio, fra gli altri, il Ministro Bersani, con ancora code di taxisti prenotati a menarlo dopo la geniale mossa interventista-giustizialista ad apertura dei lavori di questo nuovo, incredibile e ridicolo governo.
Con la solita aria arrogante di chi per sport nega sempre l'evidenza, si è comicamente avventurato in un discorso di pura e ipocrita demagogia per guadagnarsi applausi personali a sì nobili iniziative campando su meriti altrui. Ad una domanda del conduttore circa i prossimi interventi in materia di liberalizzazione, sbotta da novello paladino della giustizia: “Si deve finirla di far passare per tassa ciò che in realtà non è! É giusto che queste società telefoniche facciano pagare solo il costo della telefonata, non ha senso rimetterci 2 o 5 euro ogni volta!”.
Ovazione del pubblico in sala; sdegno e risate isteriche bipartisan di tanta parte del pubblico a casa.
Sì, perché per prima cosa il costo di ricarica non è una tassa governativa imposta dal precedente governo; secondo, la rivoluzionaria idea non è nata ieri dalla mente eroica di Bersani, ma mesi e mesi fa dall'ingegno di un ragazzo di 23 anni, Andrea D'Ambra, studente in Scienze Politiche all'università Federico II di Napoli; terzo, ancor peggio, l'intervento di prima soluzione che verrà effettuato nelle prossime settimane è stato già da tempo deciso proprio in seguito alla coraggiosa presa di posizione di questo ragazzo, e non perché magicamente le parole di Bersani avranno prodotto il loro effetto..
Viaggiando qua e là in molti altri paesi, europei e non, D'Ambra ha cominciato a notare che i costi di ricarica dei cellulari sono un'anomalia tutta italiana. A differenza infatti di altri gestori telefonici sparsi per il mondo, Tim, Vodafone, Wind e Tre addebitano da 1 a 6 € il costo dell'operazione di ricarica del nostro credito, facendo quindi pagare al consumatore italiano piu' della somma effettivamente ricaricata nel proprio telefonino: 10 euro diventano 8, 25 euro diventano 20 e così via. Deciso dunque a lanciare una petizione per interessare al caso la Commissione Europea ignara dell'anomalia presente solo nel nostro Paese, ha aperto il sito Aboliamoli.eu che ha cominciato a collezionare così tante adesioni da averne a sufficienza da far smuovere gli enti europei preposti, anche grazie all'intervento di Beppe Grillo che ha fatto da preziosa eco all'iniziativa, peraltro ancora in corso (firmate, gente, firmate!). A oggi, le firme hanno superato la cifra di 800 mila ed è stato solo questo a permettere un dibattito tra le alte sfere della Commissione Europea che presto porterà ad una riduzione della spesa.
Come molti dei telespettori correttamente informati (e non boccaloni) di ieri, lo stesso D'Ambra ha ovviamente sgranato gli occhi di fronte ad un indebito merito di cui si sta facendo carico un esponente di questo governo, che suona ancor più grottesco per la magica tempistica se viene annunciato alla vigilia di cose già fatte e decise da altri e per merito di altri: è come se, sapendo da 2 giorni e con certezza che prossimamente l'Authority ha già reso effettivo il costo di ricarica abbassato da 5 a 1 euro, io andassi in tv oggi stesso davanti a una platea di milioni di persone e la facessi passare per un'idea del momento che avrà una risoluzione certa a breve per null'altro che merito mio e della mia veloce ed efficiente abilità di potere e di governo.
Tanto non c'è limite al peggio, che D'Ambra ha telefonato in trasmissione per chiedere di rettificare l'ingiusta attribuzione del merito a chi non ha il diritto di attribuirsela solo per farsi bello davanti a milioni di persone bipartisan e di ogni categoria che in massa stanno contestando le iniziative balorde di questa scarsa maggioranza ormai da più di 6 mesi. Il risultato?
Pur di non scontentare i padroni, Ballarò ha negato la partecipazione telefonica in diretta nella trasmissione al vero promotore dell'iniziativa e Bersani se n'è stato seduto a sorridere prendendosi meriti che non erano suoi.
D'Ambra, più che indignato, ha diffuso questo comunicato stampa invitando tutti coloro che al di là di ogni idea politica amano l'onestà ideologica a tempestare la disonesta redazione di Ballarò di sacrosante proteste contro la negata partecipazione del vero promotore di questa importante rivolta popolare e a fare in modo di rettificare in diretta davanti a quegli stessi milioni di persone che l'idea geniale non è affatto di questo governo ma bolle così in pentola da mesi che, dopo 800 mila firma, è finalmente prossimo alla soluzione. In pratica a dire, per una volta con onestà intellettuale, come stanno VE-RA-MEN-TE le cose.
Come tutti gli anni i primi giorni di ogni gennaio, da qualche anno, questo blog ha una dolce consuetudine e si ferma a ricordare le sue due voci musicali più care: Giorgio Gaber e Fabrizio De André.
Molte delle cose che mi circondano ogni giorno - i libri, le immagini, i filmati, la musica - si riversano tutte senza preavviso e in modo naturale sul ricordo dell'eredità preziosa lasciata dai miei due cantautori più amati.
Il primo scosse il capodanno del 2000, il secondo lo anticipò nel gennaio del 1999; entrambi fermati alle porte del nuovo millennio. Chissà in quanti modi l'avrebbero letto fra le righe, quel secolo dal nome così imponente e dalle premesse quasi futuristiche.
Mi sentii impoverita di qualcosa quando se ne andarono perché erano state presenze importanti e quotidiane di tanti capitoli della mia vita, e una rilettura anno dopo anno della loro opera ogni volta aggiungeva una sfumatura importante e ne confermava e rafforzava la validità dell'intuizione quanto la coincidenza impressionante dei loro pensieri con i miei. Mi rimase, allora come adeso, il rimpianto di non aver mai potuto assistere ad un loro recital, assieme alla gioia strana legata al fatto che la loro scomparsa avrebbe sicuramente scatenato le case editrici affamate di ristampe e di "rieditato e corretto". Così è stato, così è, e la mia personale biblioteca e discografia a loro dedicata aumenta ancora con la consapevolezza di soldi ben spesi per la magia del riascolto quanto per la ricchezza delle riletture e dei contributi. Non mi stanco mai di leggere di loro e di ascoltare e riascoltare qualche vecchio pezzo dal testo mai fuori dalla storia presente e dalle sue più affascinanti utopie. Ammiravo la loro rara libertà, l'essere anarcoide di uno, come ebbe a dire Gaber in un'intervista sulla sua appartenza idelogica, e l'essere a-narche ("senza governo") dell'altro, come ebbe a dire De André in un lodevole scritto sulla "ragionevolezza" col consueto puntuale riferimento etimologico. Amavo molto il loro star fuori dai giochi televisivi e di potere per preferire invece il rintanarsi in teatro a raccontare e mimare alla perfezione i sentimenti e le cose, o nelle terre della Gallura a perfezionare la ricerca e i suoni eleganti che avrebbero incorniciato qualche nuova storia in musica. Avrebbero certo raccontato bene entrambi anche questi primi sfortunati anni dell'Italia del nuovo millennio, che come disse Brassens punisce il "ladro di mele" e lascia andare il padrone giustificandone ogni ipocrita nefandezza.
Avrebbero spento i riflettori puntati sul potere per puntarli invece ancora sulle quinte del palcoscenico e svelarne i pensieri più timidi e più sentiti o le umiliazioni e le emarginazioni dei senza voce che son da sempre lì ad animare la vita vera.
E, col loro magnifico senso critico e autocritico di innamorati di ideologie che li avevano traditi, non si sarebbero nemmeno stavolta sottratti all'urgenza di raccontare le cose ingombranti e vere, le utopie fallite e rovinate, gli errori commessi, il vaniloquio insulso e prevaricante, le sensibilità calpestate, gli ideali sfumati, le vecchie storie e le nuove domande. Mancano ancora molto adesso le loro coraggiose splendide risposte racchiuse nelle loro grandi e indimenticabili voci.
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