[La terra di mezzo]
"Probabilmente ci trovammo nella strana terra di mezzo dove non c'è la pace e tuttavia nemmeno si combatte."


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mercoledì, settembre 20, 2006

Anche quest'anno tale Barbara D'Urso, attricetta mediocre coperta di cerone nonché madre dal ghigno insopportabile di tutti i reality, dopo aver condotto "capolavori" televisivi come grandi fratelli e fattorie, non s'è fatta scappare l'occasione di ripresentarsi al pubblico puntuale come un orologio svizzero. Stavolta è toccato al circo, altro splendido capolavoro di spettacolo "divertente" per il dormiente pubblico televisivo italiano, che non è totalmente pieno di idioti (che se lo ricordino, quei sedicenti presentatori, che si è disposti a restare in piedi fino alle 23 per vedere uno straccio di programma che abbia un minimo di senso, dato che quelli iniziano sempre e comunque dopo le 23 e raramente in orari più accettabili...).
Non contenti di affliggere l'Italia con isolette, docce in diretta e bovini presi al lazo (vedi l'altra gran donna so-tutto del palinsesto tv: Alba Parietti versione cowboy..), stavolta è toccato a tigri, elefanti e cavalli far, loro malgrado, da scenografia e sostegno alle baggianate propinate da attorini, semi-modelli e attricette incapaci o dimenticate, o a sportivi o ex sportivi alla ricerca di un assegno cospicuo da sistemare in un conto in banca un po' dimagrito dalle follie dei tempi d'oro.
E di fronte alle ridicole danze dei chili di burro sulle coscione e labbrone della Marini chiusa in una gabbia con una tigre o
al gridare ordini degli altri schioccando la frusta per obbligare gli animali a rispondere agli esercizi prestabiliti, davvero il pubblico delle ore 23 non ne ha potuto più. Tantomeno ne hanno potuto le associazione animaliste di competenza.
Prima ancora che si alzasse il sipario di quel circo ricostruito con centinaia di lampade accecanti e riempito di musica assordante "nello studio televisivo più grande d'Europa!", s'affrettava a gridare fiera la D'Urso sempre girata di fianco mentre parla perché le forme ricostruite dei suoi 50 anni siano sempre ben in vista per toglierne una buona decina e sfoderare così alla stampa scandalistica il suo bel sorriso da cretina, - i responsabili della LAV avevano già diffidato lei e tutta la sua banda di cacciatori d'audience dall'utilizzo becero degli animali per invitare invece, se proprio inevitabile..., ad un omaggio alla tradizione circense fatta di acrobati, clown ed equilibristi. Naturalmente Madre Reality s'è ben guardata di ascoltarli, anzi: durante il suo promo, ha pure pubblicizzato con fierezza la presenza dei felini per attirare anche l'ultimo spettatore distratto e non al corrente della messa in onda di quello scempio.
Tigri, cavalli ed elefanti - presi a prestito dal circo Orfei - hanno dunque rallegrato la prima serata con esercizi di pose ridicole, ridotti a zimbelli per il pubblico pagante in sala e per quello idiota rimasto a casa, alla faccia naturalmente anche del messaggio diseducativo che si offre degli animali ai bambini.
Forse a molti sfugge ancora la reality vera di questi magnifici esemplari, quella delle gabbie strette e anguste dove soggiornano quando non sgobbano per il sollazzo degli uomini, o dei bastoni del domatore che dà giù botte, o del digiuno forzato e del cibo da guadagnare solo a patto che si faccia lo stupido esercizio. Nessuna parola mai sulla reality che invece dovrebbe essere in natura, dove nessuno mai li ha costretti a certe forzature per il divertimento degli umani cavernicoli. Alla LAV ha fatto seguito la protesta veemente dell'ENPA, in prima linea per la protezione degli animali, segnalando fra l'altro che
gli animali erano paurosamente abbagliati dai riflettori sapientemente piazzati per la diretta tv e assordati dalla musica sparata a tutta potenza. Perfino nel confessionale del Grande Fratello si è avuto più rispetto per i timpani..
Sono stata al circo un paio di volta nella mia vita, negli anni delle elementari. Ricordi rimossi e indubbiamente all'origine poco felici se poi da allora mi son sempre rifiutata di tornarci o di far parte dello share d'ascolto a certi sfruttamenti disumani in diretta tv. Men che meno sono stata allo zoo, di cui però ricordo con nitidezza l'andirivieni impazzito di un orso polare imprigionato dalla vita e dalla crudeltà degli uomini sulla banchina di ghiaccio meno libera del mondo.
Se le vive e giustificatissime proteste della LAV avranno seguito con petizioni da firmare, e così se avranno seguito quelle dell'ENPA e dei tanti semplici cittadini disgustati che in queste ore stanno prendendo posizione per almeno mostrare che c'è un pubblico televisivo del tutto opposto a quello che ride della dignità schiacciata delle regali e affascinanti tigri, della magnificenza imponente degli elefanti, o della nobile intelligenza dei cavalli, ed un pubblico che s'indigna e che cambia canale senza esser più disposto ad accettare la sfilata della stupidità e della cattiveria, - questo blog non mancherà affatto di darne notizia.

319 alle 18:09 | commenti (12)

venerdì, settembre 15, 2006

Questo blog ringrazia la "penna avvelenata" di Oriana Fallaci. La penna coraggiosa e conosciuta in tutto il mondo, tenace e capace di segnare nel tempo raccontando tutto in prima persona gli avvenimenti più significativi della nostra Storia nel suo massimo impegno professionale di corrispondente di guerra. Dalla tirannia dei nazisti in Italia alla follia del Vietnam. Dalle interviste ad Arafat, Pahlavi, Kissinger, Golda Meir, Khomeini, tutti col potere di distruggere o difendere un popolo o una civiltà, al suo schierarsi aperto contro la prepotente avanzata dell'Eurabia del fondamentalismo islamico, "il nemico che trattiamo da amico".
I detrattori sono stati tanti, e il male minore quest'oggi è quello che continuino ad esserlo con coerenza in queste ore cariche di lacrime di coccodrillo per la sua morte e di avvoltoi già in cerca di palchetti giornalistici su cui stendere il loro ipocrita cordoglio - storia a sé fa la Guzzanti che ha avuto il cattivo gusto di deriderla non per le sue opinioni, cosa pienamente nei suoi diritti, ma piuttosto per il cancro che oggi l'ha uccisa.. I detrattori hanno associato e affondato la sua cultura e la sua intelligenza sbattendo in prima pagina vili comunicati di indignazione per i suoi ultimi scritti, coraggiosamente densi di verità che tanti minimizzano: "Non voglio vedere un minareto di 24 metri nel paesaggio di Giotto, quando io nei loro paesi non posso neppure indossare una croce o portare una Bibbia".
Per me Oriana Fallaci non era la pazza razzista e xenofoba odiata in patria che in molti hanno visto o voluto vedere, quella rea di aver scandolosamente, e non coraggiosamente.., esacerbato un dibattito direi fin troppo riveduto e corretto da tanta politica ipocritica al potere e a cui è stato tolto il diritto di parola a meno di trasformarlo nel diritto dei malati di mente a farfugliare deliri e perciò riderne comprendendoli con pietà e ignorandoli.
Per me non è stata solo una voce isolata, inascoltata e non capita, in grado di vedere con chiarezza e perspicacia un pianificato tentativo violento e terroristico di islamizzazione dell'Occidente. Per me è stata più che altro una donna intelligente,
una penna sensibile che ha scandagliato anche l'animo più profondo perché confuso e più vero delle madri dei bambini non nati, e una pagina importante del giornalismo più coraggioso.
"Vi sono momenti, nella Vita, in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo. Un dovere civile, una sfida morale, un imperativo categorico al quale non ci si può sottrarre". Lieta, davvero lieta, che nel rispetto della sua professione e a dispetto di tanti avvoltoi immersi nella caccia alle streghe sbagliate, non se ne sia mai sottratta.

319 alle 18:51 | commenti (9)

lunedì, settembre 11, 2006

New York, 5 anni dopo: questo blog non dimentica.


319 alle 11:15 | commenti (4)

mercoledì, settembre 06, 2006

Atti notarili, rogiti, valore degli immobili desunto dalla rendita catastale, ici, invim, irpef, imposte ipotecarie e catastali, base imponibili, quote di reddito.. Un viaggio anche occasionale tra le pagine della giurisprudenza pura e in particolare legata alla roba, come la chiamavano nei Malavoglia, mi lascia un sapore acre di echi di urla e di liti, di famiglie che smettono di parlarsi, di zuffe senza fine per un metro quadro di terra in cui magari non crescerà neppure niente.
Al Sud, in particolare, la proprietà ha diviso sempre i nuclei familiari spezzettandoli in soap opera infinite piene di colpi di scena e di pietose riunioni a casa dell'uno o dell'altro intervallate da appuntamenti nello studio del malcapitato avvocato con le braccia sempre più larghe tese verso il cielo. Nemmeno parte della mia famiglia se n'è sottratta tanto che torna alla mia memoria quella grottesca striscia di terra con casetta al termine della radura che per chissà quale buffa casualità della planimetria solca perfettamente il confine tra due villette equamente distribuite da una vecchia pro-zia all'uno e all'altro nipote-figlio-genero o chi per lui. Come un'enorme staccionata che spernacchia l'una e l'altra zona impedendo loro di ingrandirsi. E la vecchia casetta d'altri tempi in mezzo a ridersela di gusto fra le villette impomatate dei neo-eredi furiosi come diavoli per quel contrattempo imperfetto di proprietà intoccabile per il vezzo di un ennesimo zio ancora in vita che non cede alla corte né dell'uno e né dell'altro. A volte penso che la loro ridicola furia nel tornado familiare sia più perché la vecchia catapecchia rovina il paesaggio pseudo-hollywoodiano che avevano in testa di costruire per mostrarlo agli amici, che per la voglia in sé di divenire proprietari di qualche altro preziosissimo metro quadro. E me la rido di gusto anch'io come la catapecchia.
Bene fece mio papà a disdegnare ogni eredità che fosse legata in qualche modo ad un metro quadro di terreno più o meno edificabile. E non perché non ne amasse l'idea, ma perché prevedeva forse la triste e grottesca trama a cui sono soggette e destinate certe donazioni. A volte penso a quella catapecchia come a un pianeta immobile, fortunato e solitario attorno a cui ruotano rabbiosi i satelliti delle cinque o sei villette intorno, in gara fra loro a chi edifica con più optional. E torno a ridermela di gusto. Si, perché se un giorno vorrò e vorremo, la villetta come ama dire mio padre ce la compreremo ed eficheremo altrove e dopo averne ben studiato i confini così come il grado di amichevolezza e cortesia dei futuri vicini. E se non la vorremo non l'avremo e faremo qualcos'altro.
Ieri dal notaio, diventati a sopresa neo-proprietari di due casette da una decisione dei nostri genitori di aiutarci ad aumentare la nostra piccola rendita personale, i sorrisi tranquilli e beati di mio fratello, troppo concentrato sui suoi eterni ben più seri problemi di salute per arrovellarsi la testa sulle beghe immobiliari di noi altri esseri umani più fortunati e più sani, facevano compagnia ai miei, altrettanto tranquilli e anche commossi per il segno tangibile del tempo che passa. E gongolavamo entrambi come due piccoletti di sei anni davanti alle magie di un artista di strada per un semplice fatto: non l'esser diventati un'altra grottesca coppia di neo-eredi impomatati e pronti alle zuffe, ma più candidamente i diretti proprietari di due piccoli sogni, la nostra casa di bambini, quella in cui abbiamo imparato a giocare, a camminare e a farci un po' di scherzi, e quell'altra di fronte che da piccola e nei miei 5 anni dell'asilo indicavo camminando per il viale come la mia casetta-un giorno-chissà. Anni dopo i miei scoprirono che quel loro acquisto aveva come data d'atto notarile o come diavolo di chiama proprio quella del mio compleanno..
Quanto è più bello affondare le mani nei piccoli sogni e lasciare in un scrigno di cristallo le catapecchie solitarie. A volte è davvero magico come alcune riescano a resistere al tornado ridicolo delle zuffe ereditarie di famiglia. Perché i silenzi belli di quei ricordi che ti arrivano un giorno fra le dita e diventano tuoi, sono tanto più preziosi e parlano e raccontano molto più di quei due piani con la tavernetta contesa e la staccionata che disturba. E se lo si capisce in due e con semplicità che quei ricordi sono la cosa che conta di più, allora si è davvero fortunati.

319 alle 17:37 | commenti (12)


grazie a squidfingers x il background



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