| |
|
sabato, giugno 24, 2006
Inizialmente, il visitatore medio del giardino zoologico australiano non era abituato a pensare che ci fosse qualcosa di particolarmente significante in quel rettile. Certo, il peso di 150 kg, l'enorme guscio grande circa un metro quadro. Ma per la pigrizia delle sue abitudini, come sonnecchiare tutto il giorno nel suo stagno, certo non era mai stata l'attrazione più visivamente emozionante dello zoo. L'osservatore più profondo e più curioso, invece, sapeva bene di trovarsi di fronte a qualcosa di magico e di magnifico, perché quel curioso e pigrissimo rettile è stato fino a ieri la creatura vivente più vecchia sulla Terra.
La storia di Harriet comincia più di 170 anni fa in una delle più grandi isole delle splendide Galapagos. Nacque quando la schiavitù era ancora legale in Inghilterra, e quando la futura regina Vittoria era poco più che una ragazzina. Era adulta al tempo della guerra civile degli Stati Uniti, quando fu inventata la bicicletta, l'alfabeto Morse e le prime automobili.
Harriet assieme a Dick e Tom, furono le tartarughe giganti catturate e studiate dal celebre naturalista inglese Charles Darwin nel lontano 1835 per formulare la sua teoria dell'evoluzione. Lei aveva 5 anni quando la nave scientifica britannica Hms Beagle visitò in quell'anno quelle terre, e per più di 100 anni fu conosciuta come Harry (il detto Tom, Dick e Harry è infatti l'equivalente inglese del nostro modo di dire "Tizio, Caio e Sempronio"), poi si appurò che era una femmina. Dick morì nel 1880, Tom nel più recente 1949. E malgrado la clamorosa realtà legata all'incredibile longevità della terza, morta ieri all'età di 176 anni e col primato di essere l'essere vivente più vecchio del nostro pianeta, a finire nel Guinness dei Primati per record di longevità resta ancora Malila, tartaruga gigante del Madagascar regalata dalla famiglia reale al capitano James Cook alla fine del '700, e scomparsa nel 1965 a 188 anni.
Le tartarughe giganti, affascinanti creature dall'aspetto preistorico forse più impressionante di qualunque altro rettile, ne avrebbero davvero di cose da raccontare. E nel suo peregrinare lento nei giardini a cavallo di tre secoli, mangiando piano i suoi adorati fiori, guardare Harriet è equivalso davvero ed emozionati a guardare la Storia.
319 alle 21:37
| commenti (6)
martedì, giugno 13, 2006
Fare per l'ennesima volta in 5 anni i bagagli, in questi giorni, non pesa come gli anni scorsi, e basta leggere le tracce lasciate a inizio estate qui dentro per capire come si era diversi.
Non è solo merito del piacevole luogo da svuotare, avuto per un anno dietro richiesta di trasferimento accolta quando meno me l'aspettavo, come capita sempre con le cose piacevoli, ma anche dello spirito con cui ho vissuto in questo grande monolocale ridisegnato a due vani con accessori. A parte il nuovissimo arredamento e l'indovinato progetto dell'architetto, che sto fotografando per scopiazzarlo un giorno che avrò chissà una casa mia, questo posto è bello perché l'ho vissuto finalmente a modo mio e con molta più serenità degli anni scorsi. Lasciarlo in fondo non pesa, perché la vita è infinitamente più bella se è tenuta in bilico da nuove mete da raggiungere e se non si sceglie di restar impigliati in ragnatele pur positive a cui però non si sente di appartenere del tutto. E questa casa per quanto piacevole non è mia anche se certo, queste mura e questo indirizzo molte nubi hanno contribuito a dissiparle così come a creare nuovi percorsi a cui tendere o da cui non deviare del tutto.
Tra qualche giorno il collegamento Internet salterà come da richiesta e così il telefono. Incredibile come nel pagare le ultime utenze ci si renda conto di quanto in pochi anni sia mutato lo scenario tecnologico: Internet sarà più comodamente accessibile, all'occorrenza, perfino dal mio telefonino attraverso la connessione dalla strana dicitura GPRS (perfino preistorica se paragonata ad un'altra targhetta fantascientifica infinitamente più veloce detta UMTS), sigletta che all'alba dei miei primi traslochi sembrava il nome della missione di una navicella spaziale. E' stato divertente scoprire come configurare tutto, così come quanto siano corsi i tempi a scapito di mille altre cose rimaste inesorabilmente indietro.
Come 4 anni fa "levo le tende" con la tv sintonizzata sugli stadi del Mondiale a volume disattivato e il sottofondo radiofonico della Gialappa's su Radio2 (non potrei mai seguire 90 minuti di partita senza le loro gag), solo che per casa gira un piccolo amico con la coda che allora non c'era, e la potenza dell'audio degli altoparlanti che riempie le sue corse e il mio silenzio alle prese con scatole e valigie è notevolmente aumentata. Ci son perfino le cuffie senza fili per ascoltar meglio e ridere ancora più forte, articolo monetariamente improponibile a quei tempi. Segno che il rumore un po' più vivace stavolta, diversamente da allora, non strema, lo si cerca e colora le giornate. E segno che si è arrivati da soli a potersele permettere, quelle cuffie.
Di diverso rispetto a prima, a proposito di calcio, c'è un po' di amarezza in più per la vergogna dei dirigenti e il lievitato aumento scandaloso degli onorari dei divi in calzoncini corti, e c'è anche una buona fetta di partite scippate ai contribuenti del canone Rai ora passate su un canale a pagamento. Forse siamo stati inconsapevolmente noi a pagare i miliardi a quegli sciocchi presentatori di giochini e balletti e dalle bocche grondanti di cretinate senza sapere che quei soldi rubati sarebbero stati sottratti dalle casse degli storici diritti Rai sul calcio. Forse abbiamo anche sovvenzionato l'isoletta dei famosi e il gettone di presenza a sconosciuti a caccia di qualcuno che li noti.. Ma chi voleva notarli poi? Io no.
Intanto l'estate arriva, i miei registri di scuola si chiudono prima del tempo e liberi dalle beghe degli esami dei prossimi giorni tra colleghi e alunni fino alla classe IV che sperano di rincontrarmi e rivedermi al mio posto dopo l'estate. E il tempo che arriva, di qualunque cosa sia carico e stavolta davvero non ho la più pallida idea di dove si dispiegherà, è già infinitamente più leggero di quello archiviato dai traslochi che pesavano come l'animo che avevo. Probabilmente era perché ero in compagnia delle cose più sbagliate e che mi ostinavo a non volermi scrollare di dosso.. Piacevoli le stagioni diverse in cui si scopre l'identità delle pagine che pesano e che non c'entrano, per scegliere invece di perdersi e andare a zonzo a caso in quelle che ancora non si sanno e non si conoscono.
319 alle 20:05
| commenti (10)
lunedì, giugno 12, 2006
Cristina è nata nelle prime ore del mattino del 10 giugno nell'Ospedale di Niguarda e pesa come uno scricciolo.
Ad accoglierla non le braccia stremate di una mamma felice, ma i camici bianchi del reparto di terapia intensiva neonatale e la speranza forte di suo padre che almeno lei riesca a farcela.
Cristina infatti è già orfana della sua mamma dichiarata da due mesi cerebralmente morta dopo aneurisma. La piccola però, nutrendosi dell'ossigeno del sangue della mamma, ha continuato misteriosamente a vivere e a pulsare delle sue funzioni vitali nonostante il grembo che la contenesse fosse racchiuso in un corpo ormai senza vita.
Cristina ha davvero stupito tutti, con la forza misteriosa della vita che ora la porta piano piano a respirare autonomamamente con l'augurio che giorno dopo giorno la sua salute migliori e si stabilizzi. Stupisce perché la sua mamma sfortunata volata via in un attimo a soli 38 anni ha lasciato una scia e forse un piccolo sogno a cui tutti coloro che credono nella vita non fermata da niente sorridono pieni di speranza sorpresa e della meraviglia delle cose che pulsano non importa cosa e che non si possono spiegare.
319 alle 17:13
| commenti (3)
giovedì, giugno 08, 2006
Le notizie che si rincorrono sull'uccisione di Al Zarqawi, il terrorista più feroce e più ricercato del mondo dopo Osama Bin Laden, mi riportano alle sensazioni di più di un anno fa, quando le tv di tutto il pianeta proiettarono nelle case una sequenza di esecuzioni fino ad allora mai nemmeno immaginate come probabili neppure in un film. Responsabile della morte dei nostri soldati e civili italiani nel primo attentato a Nassiriya, esecutore di un attacco contro le reclute dei servizi di sicurezza iracheni che costò 125 morti e mandante della maggior parte di tutti gli attentati suicidi, la furia di questo pazzo s'è rivelata in tutta la sua mostruosità in quelle immagini orrende che ritraevano il terrore di Nicholas Berg, Eugene Armstrong e alcuni altri, da lui decapitati.
Non posso ancora riuscire a comprendere quale fosse il suo assurdo scopo quando, con fierezza davvero inumana, autorizzò la diffusione su Internet del video di quelle esecuzioni. Voleva spaventare l'Occidente? Disgustarlo? Farlo desistere dal proposito di provare a fermare quella folle "guerra santa"? O voleva semplicemente mostrare al mondo la prova di cui andar più orgoglioso?
Mi schiacciò il cuore quel filmato che non ho mai avuto il coraggio di vedere quando intuii dalle prime scene quale tecnica crudele sarebbe stata usata per l'omicidio. Mi convinsi all'istante che non avrei potuto non disprezzare gente così inumana e così lontana dai valori della vita, a qualunque costo. Nemmeno le torture di qualche fanatico americano che respingo e disprezzo arrivano ad eguagliare il senso di angoscia di quelle immagini in nero, perché niente arriva alla bestialità delle decapitazioni e del far scempio delle persone vive e morte di quella gente senz'anima.
Vorrei che il mio disgusto fosse stato supportato all'unisono da una Italia inorridita di fronte a quelle ignominie, dimenticate forse troppo presto a scapito di una campagna politica di martellamento contro le nostre forze militari chiamate mercenarie perfino dai ragazzini o oggetto di fastidio imbarazzato in quel 2 giugno ingessato dei nostri nuovi governanti imbalsamati. E vorrei che ci si fosse disgustati più a lungo, almeno quanto il tempo coperto dal disgusto per le detenzioni di Abu Ghraib. I siti, i cortei e i dossier contro quelle torture sono innumerevoli ed è più che doveroso far luce; ma la protesta seria contro l'atroce fine di Berg, civile ebreo-americano, o di Eugene Armstrong, ingegnere americano, dov'è finita e come si è esplicata dopo quei giorni di orrore? E' da tempo in archivio, spiazzata dal rumore di tante mezze verità amplificate per convenienza e ultimamente anche da tante abili ma infondate ricostruzioni dell'11 settembre riveduto e corretto per vendere qualche copia di libro in più o per far parlare e gettar ancora fango sui morti d'Occidente.
Tanti e troppi sono i silenzi sui proclami folli dei tanti imam che scorazzano in Italia quasi venerati dai chiassosi sostenitori della "resistenza irachena", come la chiamano le sinistre estreme che reggono l'impalcatura del governo Prodi, e troppi sono i silenzi della stampa e di Internet sui dettagli tanto belli ed umani della missione di pace, soprattutto quella italiana che ha raggiunto le destinazioni solo ad attacco finito. Al Zarqawi è stato colpito da un raid aereo grazie anche alle segnalazioni della popolazione irachena, che non ha nascosto la sua gioia quando ha saputo della missione compiuta. Questo particolare è stato naturalmente poco amplificato da tanta stampa così come debolissima fu la cronaca del 30 gennaio 2005, giorno storico in cui 8 milioni di iracheni si recarono a votare per la prima volta dopo decenni di regime di terrore a partito unico.
In queste storie raccontate a metà non si dimentichino Eugene Armstrong e Nick Berg. Non se ne scordi l'eco di quel loro capo strappato via tra l'esultanza di quei pazzi, con gli occhi spalancati dal terrore e avviliti fino all'ultimo da una zoommata della telecamera puntata con freddezza da un altro folle che riprendeva con naturalezza quella esecuzione come fosse la cosa più normale del mondo. Non dimentichiamocene non per alimentare l'odio, ma piuttosto per scongiurare e vanificare nuove piazzate indirizzate sempre e solo agli stessi destinatari.
Quegli uomini in nero con quelle teste in mano, rei quotidiani di orrori senza fine che compiono con fanatismo blaterando proclami incomprensibili, e che incorniciavano fino a ieri il loro leader Zarqawi lì fiero a reggere il suo rivoltante trofeo del giorno, sono e saranno sempre senza appello ciò che non siamo, ciò che va rifiutato e ciò che non dobbiamo mai nemmeno tentar di spiegare o peggio ancora di giustificare.
319 alle 22:15
| commenti (3)
lunedì, giugno 05, 2006
Si sa come vanno certe cose in famiglia: la distanza spesso è basilare per rinsaldare i rapporti incrinati. Provare per credere. Dopo 4 anni di vita in solitaria in un posto sia pur non tanto lontano da qua, si sono intensificate quelle antiche chiacchierate materne grazie al telefono e al vedersi poco ma a sufficienza nei fine settimana. Quest'anno che si è a una manciata di chilometri si respira tutto ciò da cui forse inconsciamente si è voluti per un po' provare a restar distanti, e lo si respira di più man mano che volge al termine e che le ferie arrivano e mettono il punto all'anno di lavoro.
Lo dicevo l'altro giorno, qui dentro. Claustrofobia, è questo il senso massimo. Massimo come quei 4 anni passati forse troppo in fretta. Massimo come il macigno sulla testa delle responsabilità a cui sono chiamata oggi per cui dovrei avere una vita fatta di 50 ore giornaliere per pensare a tutto senza incorrere nell'odiata sensazione del senso di colpa indotto. Ho una rabbia sempre più malinconica e silenziosa dentro, perché i trentenni e i quarantenni tacciati di essere mammoni e di non volersene andare di casa, in realtà sono spesso ostaggi di abilissime mosse non so quanto involontarie tese verso loro per soffocare il loro tempo e ad amplificare quello degli altri che stanno intorno e che hanno lanciato la freccia. Come se la vecchiaia altrui, con le sue pur comprensibili beghe legate agli acciacchi e alla salute, fosse più importante di tutta la vita propria che c'è da iniziare almeno a vivere fra ritmi più umani. Né può essere una colpa il fatto di non essersi creati una famiglia propria per far citare agli altri che ti reclamano, le responsabilità legate al fatto che sei sposata e che perciò più di tanto non si può mica pretendere!.. L'essere soli oltre che una colpa è anche un'espiazione a vita?
L'altro giorno una amica di famiglia con aria fintamente prostrata e altrettanto fintamente materna e didascalica, all'ennesimo incrociarmi nella mia fretta per i corridoi della casa dei miei col borsone in mano che rientravo, lasciavo qualcosa e ripartivo, mi ha fulminato con uno sguardo strano poi tradotto in parole povere con una telefonatina a parte: "Prima l'hanno fatto loro per noi, adesso tocca a noi farlo per loro". Bella storia, le ho sussurrato con toni riveduti e corretti: tu hai tre figli e due nuore, tutti dinamici e che vivono stabilmente sul posto con ritmi di lavoro tanto più comodi e gestibili, e io? Com'è insopportabile la gente quando vuole insegnarti qualcosa che non ha titolo di insegnare.
In questi 15 giorni 24 ore non bastano. S'inciampa in valigie da organizzare, traslochi da effettuare, libri da chiudere, documenti scolastici da approntare e ultimare in tempo, corse in auto frenetiche ad assistere questo e a occuparsi di quello. Il non ora o il devo rimandare è semplicemente fonte di malumore e di sequele di non si può contare su di te. O anche peggio del "non preoccuparti!" detto con tono sarcastico che ti blocca lo stomaco per l'intera giornata rallentandone i tempi e quindi accumulando altre nevrosi. E poi mi chiedono perchè questo posto sospeso si chiama proprio la terra di mezzo..
Quanto vorrei che la mia famiglia si fermasse, che tornasse a riconoscere la mia vita. Quei 60 km di andata e ritorno fatti anche due volte al giorno per le motivazioni più sciocche e bizzarre sono come una passeggiata intorno al palazzo. Quando i km erano 120 invece lo si capiva e lo si comprendeva, esattamente come succederebbe se si fosse alle prese con una famiglia propria. O la distanza necessaria ed inevitabile che complica le cose sul nascere e quindi fa pensare ad altre soluzioni, oppure devi esserci, devi far questo e c'è da pensare a quello. Credo che fra tali ritmi sarà difficile riuscirsi a costruire qualcosa di mio, di inviolabile. Così come resta improponibile optare per la mediocrità - e molti lo fanno - solo per tappare il buco sociale e dichiarare al mondo di non esser rimasti soli. E poi tutto è diventato più difficile, come il passaggio di tempo, come le esigenze degli altri che incrocio e che pretendono di esser seguiti nei loro princìpi e nelle loro follìe altrimenti la porta si chiude o i toni diventano aspri. Che vadano al diavolo le porte e i toni aspri, che non se può più delle esigenze che non sono mie. Quando i macigni son tanti, quella boccata di vita anche piccola si ha solo voglia di dedicarla a se stessi, più che agli altri. Perché in fondo dov'erano mai gli altri quando si accatastavano quei macigni sulla testa? Non c'erano. Perché dovrebbero dunque meritarsi quel fiato che si riesce a prendere ogni tanto?
Giorni fa guardavo sul blog di Livio una tenera fotografia di un piccolo bradipo, l'animale più strano e più lento del mondo e che mi incuriosisce da sempre, e ho ripensato ad un delizioso racconto di Luca Goldoni, di cui ho letto quasi tutto. Un racconto sulle riflessioni che portano lontano, sugli attimi della natura fotografati apposta per darci delle risposte, sui ritmi naturali delle cose fatti di gesti senza troppo rumore. "La telecamera inquadra una nascita sul ramo di un'acacia," scrive Goldoni, "e dal ventre della goffa bestiola si vede uscire il cucciolo. Il piccolo ha un sussulto e sta per cadere, e allora avviene una cosa incredibile: l'animale famoso per i suoi movimenti lentissimi come alla moviola, tende fulminamente la zampa e sorregge il cucciolo. E' una clamorosa contraddizione biologica, commenta l'etologo, un mistero irrisolto. Come i fili d'erba che bucano l'asfalto, le anguille che vanno e vengono per l'Atlantico come tram fra due capolinea, la sincronia delle cicale che fanno risuonare la pineta di quell'ansito acuto che sparisce all'improvviso all'unisono senza una sola nota ritardataria, come se qualcuno avesse staccato la corrente.."
Vorrei che la mia vita familiare ogni tanto risuonasse con la sincronia di quelle cicale, o che quel piccolo bradipo fossi io.
319 alle 22:50
| commenti (10)
venerdì, giugno 02, 2006
C'è da andar fieri delle nostre forze di difesa, altro che contromanifestazioni e sputi contro il tricolore. Sarà perché anni fa durante i miei corsi ebbi tra i miei allievi l'Aeronautica dislocati nella Regione Aerea della mia città, i sottufficiali della Marina del capoluogo della mia provincia, e ricordo perfino qualche supplenza nel Battaglione San Marco, ma la mia stima per loro è stata sempre alta così come grande l'interesse di veder come funzionava la loro vita dal di dentro.
La cosa peggiore di questo 60° anniversario della Festa della Repubblica è che a guidare l'Italia confluisce oggi una parte radicale che fa il solito chiasso finto pacifista, stavolta scegliendo il Lungotevere, e che probabilmente ha gridato o pensato ancora 10 10 1000 Nassiryia sottobraccio ad un gaudente Pecoraro Scanio che proprio in queste ore sta proponendo con la sua parte politica l'abolizione del 2 giugno.
I contromanifestanti, rileggendo a modo loro l'articolo 11 della costituzione che recita il ripudio della guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli, hanno urlato da qualche variopinto megafono ciò che più sommessamente il nuovo capo del governo italiano Mortadella ha sostanzialmente detto, e cioè che le nostre sono truppe d'occupazione in missione di guerra. Bella prova di cultura e di informazione corretta. Chissà se a un combattivo e sciocco Caruso, nullafacente pagato dalla sinistra e mantenuto dai ricchi genitori, è mai saltato in mente di ricordare l'articolo 52 della stessa costituzione, quello che impone la difesa della Patria come sacro dovere del cittadino..
Contestare il 2 giugno e irridere alle forze militari e paramilitari che simbolizzano chi ha contribuito con la vita a creare la nostra repubblica e che quotidianamente svolgono un alto lavoro di nobile professionalità e di sostegno sociale in 18 paesi del mondo, vuol dire essere contro la costituzione e contro il senso di responsabilità civile che ognuno di noi dovrebbe avere a prescindere da tutto, figuriamoci se è poi un ministro o un onorevole e ha la pretesa e l'arroganza di rappresentarci in parlamento. E questo caos d'opinione è un minestrone ridicolo che vede bollire nella stessa pentola l'idea di una festa della repubblica alla americana, più populista coi picnic del 4 luglio e meno in parata e la stessa bandiera americana bruciata e ridicolizzata, o addirittura offesa nella memoria dell'11 settembre contro cui fioriscono allucinanti ricostruzioni fantapolitiche volte a infangare la dignità dei morti di quel giorno..; o i proclami pacifisti con slogan offensivi contro chi è intervenuto all'estero solo dopo l'attacco bellico estero e solo per portare aiuto e democrazia, e per contro le bandiere messe a fuoco nelle città e nei negozi devastati dalla furia antioccidentale.
Chi sventola la bandiera arcobaleno assieme a quella falce e martello, e rappresenta il partito del Presidente della Camera della Repubblica Italiana serio e ingessato per tutto il corso della parata di quest'oggi, invece che farsi finanziare per spedizioni violente di disturbo volte solo ad offendere la gente civile o sbraitare a vanvera sul Lungotevere con la solita ignoranza, dovrebbe comprendere che non sono le forze armate delle democrazie occidentali a dover essere contestate e confinate in uno sgabuzzino, ma piuttosto i fondamentalismi di matrici opposte, le cooperative che bloccano il libero mercato inchiodandolo sempre alle stesse vecchie dirigenze, le holding finanziarie che limitano lo sviluppo di miliardi di persone, la censura e il clima repressivo oggi vigente proprio nei paesi dove governano quelli che loro si ostinano ancora ad idolatrare. Ancorarsi al fondo di una storia politica e ideologica tuttaltro che democratica con la pretesa di rifondarla o di amplificarne la continuazione tacendo su ciò che fa comodo, è un penoso impantanamento del progresso ideologico e civile. Ci sono ben altre battaglie di diritti, libertà e democrazia da sventolare con quella bandiera, altro che la falce e martello che irride ai militari e che negli stessi giorni in cui firmava la Costituente, mandava a morte i partigiani bianchi e i connazionali d'Istria senza muovere un dito per salvar loro la vita.
Certi imbarazzanti dualismi d'azione e d'opinione ora che è passato più di mezzo secolo dovrebbero finire, per cui caro Presidente Bertinotti, caro Mortadella, decidetevi in via definitiva a scendere o a salire da quella tribuna d'onore che plaudono alle numerose forze che proteggono (e non combattono) il nostro Paese, perché vista la bomba scagliata "a scopo rappresentativo" da alcuni rappresentanti dei vostri elettori radicali contro una scuola dei Carabinieri di Cuneo la notte scorsa e vista l'antiparata di oggi dei leader delle vostre coalizioni d'appartenenza, i tempi delle scelte chiare e delle parole serie ormai sono maturi per contenere e correggere almeno un po' di così tanta vergogna.
319 alle 14:46
| commenti (18)
|