[La terra di mezzo]
"Probabilmente ci trovammo nella strana terra di mezzo dove non c'è la pace e tuttavia nemmeno si combatte."


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venerdì, maggio 09, 2008

Il 16 marzo di 30 anni fa, a Roma in Via Fani alle ore 9.15 circa, un commando delle Brigate Rosse rapiva l'on. Aldo Moro massacrandone tutti gli uomini della scorta: il Maresciallo dei Carabinieri Oreste Leonardi, l’appuntato Domenico Ricci, il Brigadiere Francesco Zizzi, l’agente Raffaele Jozzino e l’agente Giuliano Rivera.
Di quella pagina tra le più oscure della storia del nostro paese, che si concluderà 55 giorni, il 9 maggio, dopo con la morte dell'on.Moro, ne ho un ricordo nitido e indelebile.
Per non dimenticare, come momento per il ricordo di tutti coloro che in Italia hanno perso la vita o sono stati feriti a causa di attentati terroristici, oggi è anche il giorno della memoria, desiderio tardivo ma concreto e sincero di non dimenticare un periodo storico né soprattutto le vittime ed i loro familiari, che durante questi lunghi 30 anni hanno vissuto oltre che col loro dolore anche la solitudine e l'umiliazione della passerella televisiva e cattedratica degli assassini dei loro cari.
Con un rigore senza precedenti, il Capo dello Stato ha pronunciato, commosso, parole di grande portata storica che
hanno reso giustizia sul piano morale ai familiari delle vittime del terrorismo e che hanno ribadito l'insegnamento prezioso da trarre da quella tragica stagione degli anni di piombo: non può esserci giustificazione né per chi continua a predicare l'odio e a praticare la violenza, né per chi tenta di resuscitare i fantasmi ideologici dei totalitarismi, né per chi promuove riletture politiche dei fatti di terrorismo mirate a riabilitarne i protagonisti.
"Lo Stato democratico, il suo sistema penale e penitenziario si è mostrato in tutti i casi generoso: ma dei benefici ottenuti, gli ex terroristi non avrebbero dovuto avvalersi per cercare tribune da cui esibirsi, dare le loro versioni dei fatti, tentare ancora subdole giustificazioni. Non dovrebbero esserci tribune per simili figuri".

La speranza più grande resta quella di dar finalmente spazio concreto nelle pagine dei libri di storia alla verità di cosa sono state le Brigate Rosse e della crudeltà che ha caratterizzato il terrorismo perché il 9 maggio di ogni anno non sia solo un minuto di silenzio negli uffici pubblici o una ricorrenza farcita di retorica, ma un risarcimento ed una presa di coscienza. Nella notte tra l' 8 e il 9 giugno, giorni della visita del Presidente degli USA George W. Bush in Italia, la lapide di via Fani che ricorda il rapimento di Aldo Moro e le cinque persone della scorta uccise, è stata profanata con la scritta "Bush uguale a Moro". Le più alte cariche istituzionali, personalità politiche e rappresentanti della società civile si sono dette indignate per quello che ritengono un atto vile.
Che il 9 maggio di ogni anno ci si appunti nel cuore una cosa: quella crudeltà folle ed efferata di menti vuote e violente c'è ancora, quindi non dimentichiamoci del gran lavoro che la società civile ha ancora da fare per spazzarla via per sempre.

"Per le vittime del terrorismo nell'Italia repubblicana",
un omaggio del Presidente Giorgio Napolitano

319 alle 23:49 | commenti

giovedì, maggio 08, 2008


Buon Compleanno, Israele

319 alle 19:45 | commenti

lunedì, aprile 28, 2008

Prodi va a casa, il PDL stravince le Elezioni....

...e tre!



GRAZIE ROMA

319 alle 21:52 | commenti (2)

domenica, aprile 27, 2008

In queste ore, Roma rischia un Rutelli-bis di attricette, nani, ballerine, tappeti rossi con la Loren, tasse-più-alte-di-Italia, occupatori-di-case con sostegno di Caruso, periferie allo sbando, manco-una-lampadina nel luogo dov'è stata seviziata la signora Reggiani, veline & calciatori, palazzinari e Cesaroni, pur calcolando che il popolo - quello vero, che lavora, che suda, che ha meno quotidiani che gli fanno da eco e che sbatte la testa per comprarsi una casa - era presente in massa al comizio conclusivo della campagna del più saggio e più serio Alemanno.
Al che, sorvolando sulle due condanne di Cicciobello confermate dalla cassazione, sui milioni di euro rubati e sulla sua maleducatissima interruzione durante l'appello di Alemanno al Matrix di Mitraglietta Mentana (in conflitto di interessi per il Mentanino figlio nella Lista d'appoggio "per Rutelli"), - mi torna in mente un ottimo, imperdibile e veritiero ritratto dell'arruffa-poltrone letto l'anno scorso e che per quanto lungo merita di essere riproposto:
"Sebbene negli anni si sia totalmente trasformato per idee e collocazione politica, Francesco Rutelli è rimasto l'identico ciocco che era. È quanto accade in natura col merluzzo che, salato diventa baccalà, essiccato stoccafisso, ma sempre merluzzo resta. Sono 27 anni che questo cinquantatreenne è sulla scena, ma nessuno ne ha ancora afferrato l'utilità sociale.
Quella personale è invece evidente.
Dal 1980, quando debuttò come segretario romano dei radicali, a oggi che è vicepresidente del Consiglio e ministro della Cultura, Ciccio non ha trascorso un'ora senza occupare una poltrona. Ci si è seduto nelle vesti più disparate e multicolori. Radicale, mangiapreti, verde, craxiano svenevole, anticraxiano bilioso, occhettiano, neodemocristiano, baciapile. Sempre un altro e sempre uguale. Col sorriso da paravento, l'educata inflessione romana e un sidereo vuoto concettuale. Poiché da giovanotto andava in motorino fu ribattezzato: «Sopra il motorino, Niente». Ora che ha i capelli grigi, ci si premura di aggiungere: «Inutilmente grigi».
Ciccio, sia chiaro, non fa un soldo di danno, a meno di non mettergli in conto i soldi che prende e le auto blu su cui scorrazza. Anzi, nel governo Prodi, fa(ceva) pure la sua figura. In mezzo a tanti scalmanati, è un elemento di moderazione. Cerca di smussare angoli e correggere qualche cappellata. Però non combatte mai a fino in fondo. Alza la voce, solleva il ditino, ma alla prima occhiataccia, si accuccia, defila, dilegua.
Quando l'anno scorso (n.d.r. 2006) si profilava la Finanziaria succhia soldi, fece un giro in Veneto per calmare industriali e partite Iva allarmate. A chiamarlo, con un diavolo per capello, il suo fedelissimo, Riccardo Illy, governatore del Friuli-Venezia Giulia. Ciccio giunse, sorrise, promise e si fece una scorpacciata di San Daniele. Poi tornò a Roma. Chiese al governo una drastica riduzione dell'Ici, di rivedere le norme sul Tfr, di riconsiderare la tassazione delle successioni. Non se lo filò nessuno. Incassò muto la sconfitta e cancellò il Veneto dai propri itinerari.
Una sua specialità è di non fare mai capire da che parte sta. Dà un colpo al cerchio e uno alla botte. All'epoca dei referendum sulla fecondazione assistita disse chiaro e forte che, in obbedienza alla Chiesa, avrebbe votato quattro «no». Subito sua moglie, la celebre giornalista Barbara Palombelli, dichiarò garrula che lei votava quattro «sì». Voi direte, che c'entra la moglie? C'entra. Innanzitutto, perché è la sua metà e, nel caso di Ciccio, addirittura i tre quarti. Poi, perché nel comune sentire, mogli e mariti si danno reciprocamente ombra e luce. I Rutelli, per di più, sono una coppia di ferro che si ripartisce i ruoli. Lui occupa uno spazio, lei quello opposto e, quando serve, se li scambiano. Così, se va male, cadono entrambi in piedi. Il fatto, dunque, che Barbara votasse «sì», addolciva i «no» di Ciccio. Talché, coi suoi «no», Rutelli ha conquistato i cattolici, coi «sì» della moglie si è tenuto stretto i laici.
Il gioco della coppia, che dura da decenni, ha mille applicazioni. Ciccio, per ragioni di schieramento, è antiberlusconiano sfegatato. Negli anni del governo del Cav si è sbizzarrito: «Ci guida un irresponsabile»; «Le dichiarazioni di Berlusconi sono panzane»; «Berlusconi è bollito, mancano solo le patatine di contorno». Mentre Ciccio si esaltava, Barbara taceva soave. Poi, un bel giorno dell'anno passato, è entrata nella scuderia di Mediaset come editorialista del Tg5. Così adesso sono su fronti avversi, ma la famiglia, in quanto tale, ha i piedi in due staffe e l'avvenire in pugno.
Romano di nascita e di pasta, Rutelli è figlio di lombi illustri. Il babbo, Marcello, era un architetto di successo, il nonno fu direttore dell’Accademia delle Belle arti, il bisnonno è Mario Rutelli, il celebre siciliano che ha arricchito Roma di sculture. Fece scandalo la sua fontana di Piazza Esedra con le Naiadi nude dalle vaste poppe. Vedendole dall'alto della sua carrozza, la Regina Margherita esclamò: «Sono grosse come cupole!». Anche Francesco ha avuto una fase artistica. Ventenne ha esposto collage nella galleria di Giorgio Quintini Paleologo, un marchese vicino ai gay. All'epoca erano amici. Poi, il nobiluomo ruppe con Ciccio diventato bacchettone.
Grazioso e desideroso di piacere, Francesco si guadagnò con merito il soprannome di Cicciobello e, più tardi, quello di Piacione. Fece i primi studi dalle suore di Nevers a due passi dalla villa paterna all'Eur. Proseguì l'educazione cattolica al Massimo, retto dai gesuiti. Partecipò alle gare di cultura Veritas organizzate dal Vaticano. Poi dirazzò. Fu ritirato dal Massimo per scarso profitto e terminò gli studi al Socrate, liceo pubblico. Si iscrisse ad architettura e dette diversi esami. Ma non ci stava più con la testa. Si innamorò dei radicali e di Marco Pannella. Come tutti quelli entrati nella cerchia, dette l'addio alla laurea. Coabitò addirittura con Marco e si buttò nella militanza.
Fece marce pacifiste, ecologiste, antimilitariste. Ma, innovando sul passato, anziché farle a piedi usava pigramente il torpedone. Fu ribattezzato «Torpidone». Si sottrasse solo al rito radicale dei digiuni. Aveva visto quanti guasti avevano prodotto sulla leggiadra Emma Bonino che ne era sfiorita e li sfuggì come la peste. Risultato: anche oggi che è over 50, ha la pelle di velluto. Antinuclearista, si fece quattro giorni di carcere, per avere istigato alla disobbedienza i soldati di guardia durante un sit in alla centrale atomica di Latina. Anticlericale rifondò con lo scrittore Carlo Cassola "L'Asino", scimmiottando la rivista mangiapreti di fine '800 diretta da Podrecca. Per questa massa meriti, Torpidone divenne segretario nazionale del Pr a 27 anni, nell'81. Nell'83, entrò alla Camera, più imberbe deputato con Pierferdi Casini.
Intanto, aveva incontrato Barbara. Lei si innamorò del suo sorriso, lui dei suoi occhi. Si sposarono in municipio nell'82. Marcello, il padre del Piacione, tirò un sospiro di sollievo. Aveva seguito con angoscia le scalmane del figlio, mentre lo avrebbe voluto nel suo avviato studio di architettura. Vista la ragazza, Marcello esclamò: «Ha la testa sulle spalle. È una carabiniera. Saprà imbrigliare quella capa fresca di Ciccio». Aveva visto giusto. D'ora in poi, dietro ogni scelta di capafresca ci sarà la generalessa.
Alla fine degli anni '80, a Ciccio venne a noia Pannella. Col suo assenso passò ai verdi, poi si distaccò dal mentore. Si era infatti invaghito di Bettino Craxi. Gli scodinzolava attorno, lo considerava Nabucodonosor. Bobo, il figlio di Bettino, dirà: «Nessuno adottò verso Craxi atteggiamenti servili come quelli che Rutelli normalmente adottava». Quando Craxi però cadde con Tangentopoli, gli si rivoltò come un cobra. Durante la buriana, si era infatti ammanicato con Achille Occhetto, il segretario Pds che guidava la crociata giudiziaria contro Bettino. Grazie a lui fu nominato nel '93 ministro dell'Ambiente del governo Ciampi e, in obbedienza a lui, si dimise il giorno dopo per protesta contro la Camera che aveva rifiutato al pool di Milano mano libera su Bettino. Era in buona compagnia: tra gli altri si dimise pure il noto Visco. Il giorno stesso, Ciccio partecipò a un comizio pds in piazza Navona e tuonò: «Voglio vedere Craxi mangiare il rancio in galera». Bettino, che stava a cento metri, all'Hotel Raphael, sentì. Poi si trovò davanti la folla che, aizzata dall'ex libertario radicale, gli gettava addosso monetine al grido: «Galera, galera». Tempo dopo, profittando di un'occasione qualsiasi, la figlia di Craxi, Stefania, gli rese la pariglia. Vide Ciccio, gli si avvicinò e disse: «Sei uno st...zo». Querelata, fu condannata all'inezia di 500 euro, segno che il giudice aveva apprezzato il giudizio.
Nel '93, Rutelli fu eletto dalla sinistra sindaco di Roma. Poco dopo però il centrodestra vinse le elezioni. Ciccio iniziò a barcamenarsi tra i due schieramenti. Dichiarò: «Berlusconi non è mica il diavolo» e prese a frequentare con Barbara il Circolo dei Canottieri, di cui Cesare Previti era presidente. Pannella, impressionato dalla capacità di calcolo della coppia, sibilò: «Sono i Ciano», allusione a Galeazzo e Edda Mussolini, celebri negli anni Trenta per il carrierismo. Nel '95, i due sposi si risposarono in Chiesa, officiante il cardinale Silvestrini. Conversione privata e pubblica conquista delle simpatie dell'elettorato cattolico romano. Nel '97, infatti, Ciccio fu riconfermato sindaco con molti più voti della volta precedente.
Da allora, il mangiapreti è un baciapile. Ha cambiato base elettorale e moltiplicato le poltrone. Ha fatto il giro dell'orto botanico, Quercia, Ulivo, approdando alla Margherita. Ha guidato il centrosinistra alle elezioni 2001 e ha perso. È rimbalzato nell'Europarlamento e ora è volato al governo. Sempre leggero e sfarfalleggiante. E senza un perché."

Giancarlo Perna, "Rutelli: il trasformista all'amatriciana incollato alla poltrona"

Forza Gianni.

319 alle 15:04 | commenti (1)

martedì, aprile 15, 2008

Ci sono voluti quanti anni? 50 anni? o 20 anni dopo il Muro di Berlino, dimenticato sempre nei programmi  di storia delle scuole di questo paese?
La sinistra per la prima volta non sarà seduta nel parlamento di questa disastrata Italia. Non ne ho mai condiviso le teorie, gli ideali utopici, l'adesione a schemi vecchi e consunti che avevano dovunque fatto danni, nel mondo, l'arroganza culturale, la finta lotta a favore degli operai che contribuivano invece a impoverire.
L'altro giorno su History Channel guardavo il progetto di Stalin per l'unione del Volga con la Moscova, a spese di poveri cristi costretti all'arresto e ai lavori forzati perchè tutto fosse perfetto, e a spese di interi villaggi spazzati via per compiacere il grande dittatore e le sue mania di grandezza enormi quanto una statua di Lenin fatta costruire sulla Moscova.
Questi signori fieri di falce e martello, che hanno ingannato tanta povera gente e tanti poveri operai, mi ricordano il Napoleon della Fattoria degli Animali di Orwell, che fingeva di lottare per i suoi simili e poi divenuto potente andava a sedersi al tavolo con lo schiavista fattore finendo col somigliargli sempre di più.
Non hanno mai avuto nulla di un Berlinguer, che era una brava persona anche se credeva in cose in cui non ho mai creduto, e si è trasformato in un partito di violenti che hanno devastato Genova, di sedicenti professori che hanno tolto la parola a un pontefice, di rovinosi ambientalisti che non hanno mosso un dito per salvare la Napoli che governavano dallo scempio vergognoso dell'immondizia, di ricchi burattini che di giorno protestavano nelle piazze accanto agli operai e di notte si dimenticavano dei loro stipendi e dei loro destini.
Semmai tornerà a sedersi in parlamento, vorrei che quel pantano di Diliberti adoratori di Lenin, di Pecorari presuntuosi e indifferenti e di irruenti Giordani incapaci di affrontare un dibattito senza alzar la voce si trasformasse nei toni pacati di quell'unica persona che ha avuto subito l'umiltà di riconoscere una sconfitta, di ammettere la fine odierna di un sogno, di dare le proprie dimissioni, di affrontare il palcoscenico triste delle interviste televisive a poche ore dal risultato clamoroso che caccia via la sinistra estrema dai banchi del parlamento per la prima volta nella storia di questo paese, e di dibattere idee forse non più al passo col mondo che cambia in modo pacato, civile e gentile: Fausto Bertinotti.
Un messaggio per te, comandante: le tue idee hanno solcato in negativo il destino della mia famiglia e non le ho mai condivise per mille e mille altre ragioni, ma ti ammiro perché sei stato il più limpido con la colpa solo di essere attorniato da collaboratori torbidi e stupidi, senza un grammo di intelligenza o cultura pari alla tua, che ti hanno fatto scordare l'essenza del popolo, dei suoi diritti e dei suoi bisogni.

319 alle 00:10 | commenti (4)

domenica, aprile 13, 2008

319 alle 13:39 | commenti

venerdì, aprile 11, 2008

Mentre nelle ultime ore fanno capolino tra i blog i "Berlusconi no grazie" rispuntati dopo 2 anni a sonnecchiare nel cassetto mentre l'Italia di Prodi andava in malora tra il silenzio dei soldatini, scorgo questo interessante video che la dice tutta sul "nuovo" che avanza e sulla buona fede dell'Obama nostrano... La lascio ai passanti.

319 alle 15:02 | commenti

giovedì, aprile 10, 2008

E’ Bob Dylan il primo artista proveniente dal mondo della musica rock ad essere insignito del prestigioso Premio Pulitzer.
Il premio alla carriera è stato assegnato in questi giorni al leggendario cantautore americano “per il profondo impatto sulla musica e la cultura popolare d'America, grazie a composizioni liriche dallo straordinario potere poetico”.
Se in passato erano stati insigniti del premio speciale personaggi  della musica come il grande jazzista John Coltrane e un compositore storico come George Gershwin, nessuna rockstar era mai riuscita a conquistare l'onorificenza.
Dylan ha attraversato una parte difficile della storia americana, narrandone la rabbia, le contraddizioni, l'ipocrisia, le rivendicazioni e le proteste. La sua voce sempre più roca col passar degli anni è stata davvero la colonna sonora di almeno tre generazioni e ripercorrere la sua parabola, oggi, significa davvero raccontare la storia e la cultura di un mondo soprattutto giovanile che discuteva, che usava la logica, che aveva ideali, che si interrogava e che non stava semplicemente a galla: quello degli ultimi cinquant'anni.
La risposta a tante cose, caro signor Zimmerman, soffia ancora nel vento....


319 alle 21:54 | commenti


grazie a squidfingers x il background



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